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domenica 17 maggio 2020

17 maggio 2020 "lu cindu"


Dal libro: “A te, fervido Arcangelo! “ di Pasquale Russo

La festa del diciassette maggio, quando si accompagna sul Santuario “lu cintu”, ricorda l’avvenuta resudazione. Suggestiva ed emozionante è tuttavia la cerimonia che si svolge sulla Balzata: dopo la celebrazione della messa, il cinto, su cui è stata appoggiata una matassa di spago incerato, detto cerino (Il cerino è lungo 45 metri e viene confezionato ogni anno), e tutti gli altri preparati in onore del Santo, preceduti dallo stendardo compiono tre giri attorno al Santuario, attraversando le sue tre porte d’accesso, quella rivolta verso Sala, quella rivolta verso Marsico e l’altra d’ingresso abituale.
I tre giri circolari (il cerchio è simbolo di perfezione e di completezza) significano che i fedeli, uscendo dall’ambito temporale, entrano in una dimensione d’eternità, cioè nel Regno di Dio, inoltre compiendosi attorno all’edificio carico di sacralità a chi vi partecipa procura i benefici che ne derivano (circumambulazione augurale).
I cinti, al suono delle ciaramelle e degli organetti, sono accompagnati dal sacerdote celebrante, dai “fratieddi” vestiti dell’abito della congrega e dai devoti che cantano il responsorio. Al termine un confratello, rilevato dalla cima del cappellino il vecchio cerino, rimasto lì per un anno, scioglie la matassa del nuovo spago intriso di cera e lo avvolge con tre giri tutt’intorno all’antica cappella, che ora esteriormente è protetta da bianchi marmi squadrati. Dopo, il cerino che ha incubato per un anno la sacralità che promana da quel luogo “eletto”, viene tagliato a moccoli e distribuito ai fedeli che lo serbano e ne accendono lo stoppino, per allontanare o acquietare le forze disgregatrici della natura in caso di tempeste o altro fenomeno perturbatore.